Questo personaggio è stato uno dei più grandi attaccanti del mondo, forse il più grande bomber argentino di sempre.

Ovunque è andato a giocare, ha sempre lasciato il segno, cambiando le sorti dei club, uno che la metteva quasi sempre dentro, che non si risparmiava mai.

Il bomber di una volta, che ora si vede poco nel nostro calcio attuale, uno che lo piazzavi lì davanti e ti garantiva in tutte le stagione una ventina di gol.

Ha fatto una carriera mostruosa, conquistando tanti titoli, ecco a voi Batistuta, conosciuto anche per i più affezionati, Batigol!

Gabriel Omar Batistuta, è nato il primo di febbraio del 1969 ad Avellaneda, Argentina.

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Ha avuto un’infanzia semplice, con una padre macellaio e una madre che non staccava mai gli occhi dal piccolo Omar, che lavorava sodo come segretaria scolastica per portare una vita dignitosa alla famiglia. La crisi economica in Argentina non risparmiò i Batistuta, che arrivarono vicini alla soglia della povertà in quei periodi difficili.

El Gringo, come veniva chiamato da piccolo per colpa di quei capelli biondi, ha 3 sorelle più piccole, Elisa, Alejandra e Gabriela, una famiglia molto unita. Ch’è stata fondamentale per la crescita umana e successivamente anche calcistica del ragazzo.

Il piccolo Batistuta andava pazzo per un giovane Maradona e dopo aver visto il mondiale del 78’ iniziò a seguire la nazionale, ma rispetto a tutti gli altri calciatori che conosciamo, non voleva giocare a calcio da professionista, non aveva l’interesse di diventare anche lui un calciatore.

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Al contrario di tutti gli altri ragazzini, che lottano fin da piccoli per entrare nel giro delle squadre, Batistuta giocava a calcio solo con gli amici per puro svago, senza pensare e forzare nulla.

Praticava altri sport, infatti da piccolo era molto bravo ad andare a cavallo, ci camminava sopra mentre il cavallo galoppava, pazzo! Era anche appassionato di Basket. Per lui il calcio, come dicevamo prima, era solo puro divertimento.

Molto impegnato a studiare, ci teneva tanto a diventare un meccanico, infatti era molto studioso, voleva aiutare la famiglia e sé stesso in questo modo, senza pensare alla follia di diventare un campione e causare problemi a tutti.

Il destino però cambiò tutta la sua vita, perché il piccolo Batistuta mentre giocava a calcio con i vecchi amici per strada, in quei piccoli tornei di quartiere, fu visto da uno scout della squadra del Newell’s Old Boys, in una partita proprio contro la squadra di Rosario.

Si era innamorato del ragazzino, che aveva segnato due gol, ha visto in lui tanto potenziale, lo ha voluto subito portare con sé in sede del club, invitandolo a venire a giocare nelle categorie di base.

Ma Batistuta, rifiutò il suo invito, non ha pensato come tanti altri che quella fosse la più grande opportunità della sua vita, da non lasciarsi scappare.

Era più interessato agli studi e a rimanere vicino alla famiglia, piuttosto che abbandonare tutto e sognare con il calcio.

Ma i dirigenti del Newell’s Old Boys, andarono a bussare a casa dei Batistuta, non volevano mollare la presa, ci credevano tanto nel ragazzino, avevano intuito che uno come lui non poteva sprecare quel talento.

Infatti si sono messi a parlare con Gabriel e con il padre, per convincere per primis il ragazzino, e poi la famiglia a capire l’occasione e la strada che poteva percorrere.

Dopo tanta pazienza e insistenza, sono riusciti a convincere tutti e il piccolo Batistuta è andato a giocare al Newell’s, una storia particolare, fuori dal coro, un ragazzo che ha una grande opportunità e la rifiuta. Meno male che quelli del Newell’s sono stati perspicaci e tenaci, se no avremmo perso uno dei più grandi giocatori della storia.

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Era così bravo in campo, che restò soltanto una stagione nelle giovanili del club, infatti nel 1988 andò a giocare nella squadra senior, richiamato dal grande Marcelo Bielsa.

Però il giovane Batistuta era “gordo”, aveva qualche chilo in più, quindi non fu schierato come volevano tutti, andando a fine stagione anche in prestito ad una squadra più piccola per giocare di più, sommando in quella stagione al Newell’s 29 partite e segnando 11 gol.

La lontananza dalla sua storica ragazza e futura moglie Irina e dalla famiglia non lo aiutava, viveva solo in una piccola stanza dello stadio locale, infatti era pronto ad abbandonare tutto, si era già pentito della scelta.

Sembrava tutto difficile per lui, che non riusciva a giocare al meglio e trovare la forma fisica perfetta. Con il club Deportivo Italiano di Buenos Aires, dove si trovava in prestito, andò a giocare, per fortuna, il torneo internazionale di Viareggio in Italia.

Il gordo riuscì a segnare 3 gol, diventando il capocannoniere della competizione, e facendosi vedere a tanti club.

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Infatti tante squadre argentine e non solo si sono interessate a lui, ma fu il River Plate ha fare una proposta seria, e così nel 1989 Batistuta andò a giocare in una delle grandi squadre argentine, un salto notevole per quel ragazzo non sempre al meglio fisicamente e mentalmente.

Si ritrovò in un contesto molto interessante ma complesso, un allenatore come Passarella, non facile da convincere. Infatti con il club all’inizio del campionato giocò bene e quasi sempre ma poi qualcosa non ha funzionato tra lui e ex difensore campione del mondo ben due volte con la albiceleste, che decise di metterlo fuori rosa.

Ma con quella maglia è riuscito a giocare una libertadores e vincere il campionato argentino, mica male!

Non poteva più rimanere lì fuori rosa, voleva a quel punto giocare, dopo mesi di inferno, voleva iniziare quella nuova stagione con il piede giusto. Non si trovava più con l’allenatore e dirigenti del River, era pronto a cambiare squadra.

Così nel 1990, firmò per il Boca juniors, una scelta vincente, che lo portò velocemente al top, in tutti i sensi, in quella stagione meravigliosa, dopo che il campionato argentino fu diviso tra clausura e apertura, il nostro protagonista è diventato un pilastro della squadra, segnando tanti gol e regalando magie in campo.

Infatti nella fase chiamata apertura, il Boca arrivò solo ottavo, ma giocando il clausura, Batistuta e Boca sono cresciuti tantissimo, con un calcio spettacolare e coinvolgente, e allo stesso tempo efficace, una squadra fortissima, gestita egregiamente da Oscar Tabarez che nel 1991 prese il posto di Aimar.

Batistuta vinse il clausura, segnando 19 gol, un ottimo risultato personale, che lo portò per la prima volta a 22 anni in nazionale argentina. Fu convocato per giocare la Copa América, e tutto andò alla grande, perchè Batistuta fu la rivelazione della Seleccion, diventando il capocannoniere della competizione con 6 gol e vincendo il titolo.

Nel 1991 subito dopo la Copa América, lo ha preso subito la Fiorentina, che aveva bisogno di un bomber come lui, seguito già ai tempi di Viareggio, con le prestazioni sia in campionato clausura che in Copa con la nazionale, hanno convinto il club che sborsò 12 miliardi di lire per lui.

Era contento della sua nuova avventura in Europa, voleva stupire pure lì, portando quel destro potente e preciso a colpire le difese della serie A. Fu una buona stagione, sempre in crescita, conquistando i tifosi, creando quella storia d’amore che segnò la società, creando un mito, che viene venerato e amato fortemente ancora oggi.

La Fiorentina era una squadra modesta all’epoca, infatti nella stagione successiva arrivò quindicesima, andando addirittura in B, ma Batistuta in quelle due stagioni prima della seconda divisione, aveva segnato tantissimo per un esordiente in A, ben 33 gol, con una tripletta al Foggia, gol bellissimi, come quelli alla Lazio e all’Inter, e tre doppiette da urlo.

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Alla fine della stagione, Batistuta e Fiorentina erano amareggiati per essere andati in B, ma Batistuta fu chiamato nuovamente a giocare una Copa América con la nazionale. Un’altra grande competizione, infatti la Albiceleste conquistò nuovamente la coppa, un traguardo storico, una vittoria importante per il Bomber di Avellaneda.

Tornando in Italia più carico che mai, con la Fiorentina giocò un calcio importante, portandola nuovamente in A, molti credono che sia stato scontato quel campionato, che sia stato facile, ma la Fiorentina ha dimostrato con grinta e determinazione la sua forza.

Con un Batistuta trascinatore, che non se ne andò nel momento del bisogno, ma che voleva aiutare la squadra, riportandola dove doveva stare. Un esempio per tutti i calciatori di oggi, che nella quasi totalità dei casi, se ne vanno in caso di retrocessione, lasciando le società in difficoltà, invece Batistuta ha voluto vincere con la Fiorentina, si trovava bene a Firenze, era innamorato di quel ambiente, voleva fare la storia lì.

Alla fine di quella stagione, arrivò anche il suo primo mondiale di calcio. Batistuta era pronto a colpire, lasciare il suo segno in un mondiale, era il titolare e punto di riferimento insieme ad altri grandissimi campioni, come Maradona.

Andava tutto bene, Batistuta stava giocando bene, ma dopo lo scandalo di Maradona, preso e squalificato per doping, la nazionale non riuscì più a stare serena e giocare il calcio che tutti si aspettavano.

L’argentina infatti uscì per mano della Romania negli ottavi, una delusione pesante per una nazionale così forte. Pensa che Batistuta aveva segnato 4 gol, se ci fosse stato Maradona in campo e nessun scandalo, poteva fare molto meglio, forse dando fastidio all’Italia e al Brasile, le finaliste.

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Tornando in Italia per la stagione 1994/1995, Batistuta era pronto a scatenare l’inferno! Perchè in quella stagione segnò tantissimo, la stagione che lo consacrò a livello mondiale come il miglior bomber di quell’anno, in una modesta Fiorentina, arrivata decima in campionato, Batistuta diventa il capocannoniere della serie A con 26 gol, segnando gol storici e bellissimi, in 11 partite consecutive, battendo il record di Ezio Pascutti che durava da più di trent’anni.

A fine stagione Gabriel tornò in nazionale per la Confederations Cup e la Copa America, nella prima manifestazione, la sua nazionale andò molto bene arrivando in finale contro la Danimarca, ma perdendola, nella seconda uscì ai quarti contro il Brasile, trovando un Edmundo animale.

Nella stagione 1995/1996, la Fiorentina era cambiata, una squadra molto più forte, con un Rui Costa strepitoso e un Toldo che ha fatto una stagione incredibile, infatti in quella stagione la Viola arrivò terza in campionato e conquistò la Coppa Italia, era da 21 anni che la squadra non vinceva più titoli.

Una grande rivincita per una squadra che poco tempo prima si trovava in serie B, con un Batistuta sempre decisivo, entrato ormai nei cuori dei tifosi, che si aspettavano da lui sempre il meglio. Non avevano sconvolto tanto la rosa, ma ormai si era creata una tale simbiosi che potevano giocare ad occhi chiusi.

Nelle stagioni successive, continuo a segnare tanto, Conquistò una Supercoppa Italiana da protagonista, era una bandiera della Fiorentina e della serie A, un calciatore che piaceva a tutti, non solo a Firenze, ma era simpatico a chiunque fosse appassionato di calcio.

Nel 1998 andò a disputare il mondiale, una buona Argentina, che ha fatto buone partite, specialmente negli ottavi, contro un’Inghilterra molto forte, è riuscita a passare con i calci di rigori, ma poi perse nei quarti contro l’Olanda, una beffa alla fine della partita, subendo un gol inaspettato.

Nella stagione 1998/1999, con la Fiorentina ha fatto una grande stagione, arrivando terzo in campionato. Un risultato per nulla scontato anche questo, le altre squadre di alta classifica erano molto forti, è stata una grande impresa.

Nella stagione 1999/2000, le cose non furono come ci si aspettava, tutti temevano la viola ormai, ma la squadra non cresceva più, anzi si stava sgretolando, forse il fatto di non vincere il campionato italiano stava condizionando i calciatori.

Non sono riusciti a fare una buona Champions, e in campionato la Fiorentina arrivò solo settima, qualcosa si era spento, anche Batistuta era triste. Ricordiamoci però che ha segnato ben 28 gol in quella stagione, numeri importanti per una squadra così.

Infatti dopo nove anni di amore, Bati-gol lascia il club, dopo 328 partite e 206 gol realizzati. Niente male! La Roma, la sua nuova squadra, lo aspettava a braccia aperte, prendere un bomber così è stato la chiave per vincere finalmente.

Passato alla Roma per 70 miliardi di lire, all’inizio il giocatore aveva pensato all’Inter, poi con un pò di insistenza ha deciso per il club giallorosso. Pensa che a Firenze, gli ultras sono andati davanti a casa sua, per bloccarlo e convincerlo a restare in maglia viola, una piazza che ama tanto il calciatore, ancora oggi.

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Dopo nove anni non era semplice svegliarsi il giorno dopo con un’altra maglia, ma Batigol voleva vincere uno scudetto, alla soglia dei 30 anni, dopo aver conquistato la Supercoppa e Coppa Italia, non bastavano più, voleva realizzare il sogno di vincere un italiano, dopo quello argentino conquistato con il Boca.

Montella non abbandonò il suo numero per darlo a Batistuta, ahah, l’aeroplanino volava forte allora e insieme a Totti, il grande capitano, quei tre hanno fatto la storia.

Si sentì subito a casa, sembrava un veterano in campo con quella maglia, pura magia, infatti fu un campionato magico, un Batistuta sempre più forte, che non si risparmiava in campo. Una grinta speciale, un modo di giocare che solo lui poteva regalare, solo oggi possiamo sapere che aveva già forti dolori alle caviglie e ginocchia, ma dava sempre il massimo lo stesso.

Il suo contributo fu fondamentale per la conquista dello scudetto, una stagione che tutti i tifosi romanisti si ricordano bene, una rosa fantastica, un clima perfetto. In quella stagione Gabriel segnò ben 21 gol in 32 partite mantenendo una media spaventosa.

Ricordiamoci che la rosa, guardando oggi i nomi, faceva paura, con alcuni giocatori che facevano la differenza rispetto agli altri, solo per citare alcuni: Cafu, Nakata, Aldair, Emerson e come già detto, Totti e Montella. Insomma una rosa incredibile che conquistò il campionato italiano rimanendo prima dall’inizio alla fine per quasi tutto il campionato.

Nel 2001/2002, Batistuta non andò bene, con una Roma ancora molto forte, che finisce al secondo posto in A, il Re Leone non era più il calciatore che conoscevamo. In questa stagione c’è stato lo spartiacque della sua carriera, senza saperlo, tutti noi nella stagione precedente abbiamo visto l’ultimo vero Batistuta. Quello nuovo e acciaccato, non riuscì più a brillare.

Aveva troppi problemi fisici, il suo corpo non rispondeva più allo stress continuo, era arrivato al limite, infatti in quella stagione segnò poco, così poco che la Roma decise di darlo in prestito all’Inter.

Arrivò all’Inter finito nel 2003, non riusciva più a correre come prima, il suo fisico era molto compromesso, infatti c’è questo rammarico da parte sua, quello di non aver potuto giocare a piene forze nel club nerazzurro.

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Era un Batistuta irriconoscibile, ch’era stato anche convocato in nazionale per disputare il mondiale del 2002, ma sappiamo com’è andata, una figuraccia di quella nazionale, le ultime partite di un sofferente Batigol.

Dopo 12 anni in Italia, Batistuta aveva capito che non poteva più giocare ad alti livelli, le sue ginocchia e caviglie non lo permettevano, infatti andò via, in Qatar, al Al-Arabi, giocando due stagioni e vincendo il campionato nazionale del Qatar e il titolo di capocannoniere in una stagione. A 35 anni decise di anticipare la pensione dopo un altro infortunio alla caviglia, non poteva più continuare così.

Un’uscita dalle scene triste, ma se guardiamo cosa aveva fatto durante la sua carriera, riusciamo a capire quanto era stato grande Batistuta, rimane il secondo più grande marcatore della nazionale argentina, il più grande bomber della Fiorentina. Decisivo per due vittorie nella Coppa America con la Seleccion, per il titolo del Boca e della Roma in campionato.

Dopo l’uscita di scena, il nostro protagonista non stava bene di salute, il calcio lo aveva segnato, non si era mai risparmiato, perciò aveva le gambe molto compromesse da tante botte e infortuni subiti durante la carriera, non riusciva più a camminare, passava intere giornate a letto senza riuscire ad alzarsi.

Le sue dichiarazioni in merito alle sue sofferenze, furono molto chiare e hanno colpito profondamente tutte le persone che ci tenevano a lui, ma anche il pubblico in generale, disse:

C’è stato un momento in cui stavo malissimo, non potevo quasi più camminare. Ora però va meglio anche se non posso più giocare a pallone perché mi è impossibile correre. Adesso comunque cammino abbastanza bene. Colpa delle infiltrazioni? Sì, anche. Ma non ne ho fatte tantissime, solo che giocavo sempre. Su una stagione di 70 partite ne facevo 65 e davo sempre tutto. Per me era impossibile accettare di stare fermo per un infortunio. Forse se tornassi indietro starei più attento a me stesso, ma alla fine neanche troppo. Mi piaceva segnare, sentire il boato del pubblico.

Ero così disperato che ho preso un aereo da Reconquista e sono andato a trovare il mio medico per dirgli che doveva amputarmi le gambe. Mi ha risposto che ero pazzo, ma io ho insistito: “Non ce la faccio più”. Sentivo un dolore che non riuscivo a descrivere.

Ora Gabriel sta meglio, vive la sua vita, tra alti e bassi come tutti, fa l’allenatore.

Ha segnato i cuori dei tifosi, tutti noi vogliamo bene al nostro caro Re Leone.

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