Il ritorno del Borussia Dortmund

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Erano gli anni 2011-13, ve li ricordate?

Gli anni nei quali il mondo scoprì il talento di Jurgen Klopp, allora giovane e rampante allenatore, tutto gioco e empatia con tifosi. Annate che mostrarono al mondo uno straordinario mix di gioco e concretezza.

Allora, il Borussia Dortmund veniva da annate anonime, condite da pesanti difficoltà economiche, scelte di mercato sbagliate, confusioni tattiche e senso di inferiorità nei confronti del Bayern Monaco. Jurgen Klopp spazzò via tutto questo, creando una squadra capace di vincere due titoli, dominando, e sfiorare la conquista di una Champions League, arrendendosi solo ai supplementari all’odiato Bayern.

I gialli di Dortmund, in quegli anni, lanciarono alla ribalta campioni del calibro di Lewandowski, Hummels e Gotze, consacrarono finalmente giocatori di qualità come Sahin, Schmelzer e Pisczek, portarono alla ribalta futuri talenti come Marco Reus.

Poi, il Bayern riprese il sopravvento, Klopp, Hummels e Lewandowski se ne andarono- gli ultimi due all’odiato Bayern- e anche se il BVB rimase comunque a lottare per il titolo o per l’Europa, c’era la sensazione che la magia di quel Borussia se ne fosse andata per sempre, e che si sarebbe tornati a una continua sudditanza nei confronti dei bavaresi.  La fedele presenza di Reus e Pisczek non bastava a lenire il rimpianto per una stagione irripetibile per il club.

Certo, il lancio lungimirante dei giovani continuava-  Sancho e Philipp su tutti- ma l’idea era che il Dortmund fosse “rientrato nei ranghi”: la dittatura di Monaco poteva riprendere, come se nulla fosse.

E invece, ecco, il ritorno. Improvviso, inaspettato, folgorante.

Oggi, il Borussia Dortmund domina la Bundesliga, di nuovo, con 9 punti di vantaggio sul Bayern, 7 sul Monchegladbach e 8 sul Lipsia, ma soprattutto mostra di nuovo quel mix di gioco spettacolare e concretezza.

Cos’è accaduto? Perchè questo ritorno?

Due sono i fattori, a mio avviso: l’arrivo di un allenatore come Lucien Favre, via Nizza, da sempre bravo a risuscitare situazioni apparentemente perdute- la riscossa di Balotelli ne è un esempio recentissimo- e la fine del calvario fisico di Marco Reus, talento purissimo del calcio tedesco, che senza infortuni in serie sarebbe già da tempo nell’Olimpo dei campioni.

Reus, che ha sempre rifiutato di andarsene, ha legato ormai il suo nome al BVB, ed è diventato il faro tattico e tecnico per la nuova generazione di talenti gialloneri: le giovani e talentuose ali, Sancho e Pulisic, velocissime e tecniche, il “talismano del gol” Paco Alcacèr, decisivo spesso a partita in corso, i vecchi reduci del Borussia precedente, Kagawa e Gotze, che stanno ritrovando smalto e voglia, le nuove menti del centrocampo, forti sia fisicamente che tatticamente, come Weigl e Dahoud; i nuovi e giovani leader della difesa, Diallo e Zagadou, ben supportati da un veterano come il turco Toprak; e le due certezze che portano esperienza e voglia di vincere: in porta Burki, affidabile e costante, e a centrocampo la sapiente regia di Witsel, il belga dalla folta chioma e dalla visione di gioco sopraffina.

E non va dimenticato l’altro reduce, Lukas Pisczek, ancora una certezza sulla fascia destra della difesa.

Ora resta da vedere se è nato un nuovo ciclo per il Borussia, o se questo ritorno è solo un fuoco di paglia; ma gli indizi per una nuova rinascita vincente ci sono tutti!

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