Il volo spezzato: Massimo Ciocci

Era in volo, Massimo Ciocci, classe 1958,e come non esserne certi? Un ragazzo cresciuto nell’Inter, e che in un anno difficile come l’annata 1987-88, a soli 20 anni trascina la sua squadra nella vittoria per 4-2 sulla Roma!

Ma come ci era arrivato, a quel volo?

Il ragazzo ne aveva di talento e nel 1986 vinse da protagonista con la squadra Primavera il Torneo di Viareggio. Gli viene affibbiato il suo secondo soprannome in quel periodo delle giovanili: il “piccolo Buitre”, perché assomigliava ad Emilio Butragueño, attacante spagnolo del Real Madrid. Quell’anno arriva anche il primo assaggio di calcio professionistico, perché Mario Corso, promosso in prima squadra dopo la cacciata di Castagner, fa esordire il suo ex allievo in un Inter-Roma di Coppa Italia. L’anno dopo in panchina arriva Giovanni Trapattoni, che rimane impressionato dalle doti del ragazzo: decide di lanciarlo, facendolo esordire in serie A contro il Napoli di Maradona. Non passava neanche un mese e arrivava anche la prima rete ufficiale a San Siro contra la Fiorentina di Roberto Baggio e Ciocci a venti dalla fine regala il successo ai suoi con un diagonale mancino.

Ma il suo volo, e il suo trionfo arrivano con quella partita memorabile: 4-2 alla Roma, e Ciocci, il 27 Marzo 1988, segna addirittura due gol!

Trapattoni crede in lui, ma e’ convinto che il ragazzo deve farsi le ossa e accumulare esperienza. Lo manda in prestito prima in serie B al Padova, successivamente ad Ancona, dove esplode e sigla 18 reti, guadagnandosi la chiamata dal Cesena in Serie A di Marcello Lippi. È il 1990/91 e Ciocci sara’ uno dei grandi protagonisti della stagione, siglando 13 reti. Il “Piccolo Avvoltoio” è pronto per il ritorno a Milano.

Ad attenderlo in nerazzurro però non c’era più il suo mentore Giovanni Trapattoni, bensì Corrado Orrico, uomo rivelazione della Serie B con la Lucchese. L’inizio sembra essere positivo, con Ciocci che alla prima giornata salva l’Inter dal ko casalingo con il Foggia dei miracoli di Zeman. Ma poche settimane dopo il ragazzo fallirà una colossale palla gol nel ritorno di Coppa Uefa con il Boavista, un errore che costerà all’Inter il passaggio del turno. In pochi se lo aspettano, ma è quello l’inizio della fine… il suo volo si sta spezzando.

Da allora riesce a totalizzare 87 presenze con la maglia nerazzurra, realizzando 10 reti. Viene frenato da diversi infortuni alle ginocchia. I tifosi iniziano a beccarlo accusandolo di allenarsi poco e male.

L’anno dopo viene costretto a fare le valigie ed in provincia, e Ciocci troverà la sua dimensione naturale, regalando buoni scampoli al Genoa e al Padova in serie A, prima di iniziare a girovagare per i campi delle serie inferiori fino al suo ritiro a 33 anni.

La carriera ha mantenuto meno di quanto promettesse, ha avuto la chance della grande squadra e non l’ha sfruttata al meglio. I problemi sono altri,però: nel 2004 non sta bene, e dopo accertamenti ha scoperto di avere un tumore all’intestino. Operazione e cicli di chemioterapia. Ha avuto paura ed ha riflettuto.

Come capita a tutti coloro che sono stati colpiti dal cancro, l’esistenza di Ciocci è scandita dai controlli clinici.

Quando seppe della diagnosi, Massimo voleva sapere dai medici se potesse esserci una relazione tra il tumore e la sua attività sportiva. Risposta negativa, certe malattie possono colpire tutti.

Lui non si e’ mai dopato. Non consapevolmente perché su certe cose che gli somministravano lui non sapeva, era giovane e si fidava dei medici.

Ciocci è ritornato a casa, nelle Marche ha aperto una tabaccheria e fa l’allenatore. Il Pony Express del goal ha vissuto esplosioni e declini, consacrazioni e precipizi, senza però mai raccogliere i frutti che il suo straordinario talento gli avrebbe permesso di fare. Oggi tutto questo a Ciocci interessa fino a un certo punto, perché la partita più importante lui l’ha vinta, quella contro la morte.

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