Il volo Spezzato: Gian Luigi Lentini

Lentini - Il volo spezzato: Gianluigi Lentini

“Il volo spezzato”: inizia qui una rubrica che racconterà la storia di quei calciatori del campionato italiano che sembravano avere tutto per diventare top player, ma che, per un motivo o per un altro, non ce l’hanno fatta.

Partiamo dai lontani, ma non troppo, anni Novanta.

Volo spezzato: un termine decisamente appropriato per la carriera di Gianluigi Lentini, ala destra di Milan e Torino.

“L’importante è che Gigi salvi la ghirba”. Così, nell’agosto del 1993, Silvio Berlusconi commentò l’impressionante incidente stradale subito da Lentini, giocatore del suo Milan.

L’estrosa ala destra si era andata a schiantare con la sua Porsche gialla sulla Torino-Piacenza. Rientrava da un triangolare estivo a Genova e, a quanto si è appreso in seguito, stava andando a trovare Rita Bonaccorsi, ex moglie di Totò Schillaci, con la quale aveva una relazione.

Follie di una giovinezza forse troppo agiata: Gigi prima buca una gomma, poi, nonostante abbia il ruotino sostitutivo, continua ad andare troppo forte, finché esso esplode e la sua auto si ribalta, sbalzandolo al centro della carreggiata.

Sarebbe stato certamente schiacciato da qualche auto in transito, se un camionista non lo avesse sollevato a braccia.

Dopo un mese di coma, Lentini si risvegliò non solo salvando la ghirba, ma uscendo da quella tragica avventura senza troppe conseguenze fisiche. Certo, i primi tempi non furono facili.

Si muoveva lentamente, i riflessi erano intorpiditi e, ovviamente, anche il suo rientro in campo ne fu pesantemente ostacolato.

Avrebbe dovuto essere la stagione della sua consacrazione, la seconda in maglia rossonera dopo l’esordio con Scudetto del 1992/93. Gigi era una stella della Primavera del Torino, e in seguito della prima squadra, protagonista della risalita in A nel 1989-1990 e poi degli anni ai vertici, finale di Coppa UEFA compresa.

Il passaggio dal Torino al Milan era stata una vicenda particolare. L’allora presidente del Torino, Gian Mauro Borsano, spiegava di aver detto di no a Berlusconi ed Agnelli, che erano pronti a dargli 22 miliardi di lire per il cartellino dell’esterno, nato in Piemonte da genitori siciliani.

Per quei tempi era una cifra pazzesca e infatti diede scandalo, anche se Lentini era il gioiello della squadra costruita da Moggi ed allenata da Mondonico, che arrivò a sfiorare la vittoria della Coppa Uefa in una storica finale persa con l’Ajax colpendo tre pali.

Lo scandalo aumentò quando si tradusse in un’accusa precisa, riguardante i rapporti tra Borsano (deputato del PSI di Craxi) e Berlusconi: si aprì un processo per falso in bilancio, ipotizzando che il trasferimento di Lentini a San Siro fosse accompagnato da pagamenti in nero.

Il tutto si è chiuso con la prescrizione, mentre sul piano strettamente calcistico ad emettere il verdetto è stato Fabio Capello: “All’inizio parlavo come un bambino. Avevo i riflessi lenti e non me ne accorgevo”, ha raccontato Lentini a Repubblica.

Anche in campo, quando tornai, ero lento, ma ogni cosa poi andò a posto, due stagioni dopo ero di nuovo fortissimo, ero sicuro che avrei giocato la finale di Coppa dei Campioni 1995, Milan-Ajax a Vienna.

Invece Capello mi tenne fuori, lui non dà mai spiegazioni. Crollò tutto. Persi la voglia, sbagliai. Quella sera è finita la mia carriera“.

Lasciato il Milan, nel 1996/97 giocò con la maglia dell’Atalanta agli ordini del suo vecchio maestro Mondonico (una sorta di secondo padre per Gigi), per poi tornare al Torino e contribuire alla sua promozione in Serie A del 1999.

Nel gennaio del 2001 Bortolo Mutti lo volle al Cosenza, con il quale sfiorò un altro ingresso nella massima serie, che avrebbe avuto davvero del clamoroso.

Dal 2004 al 2012 ha vissuto la parabola discendente della sua carriera giocando nei campionati minori piemontesi con le maglie di Canelli, Saviglianese, Nicese e Carmagnola.

Con 12 presenze in azzurro tra il 1991 e il 1993, avrebbe potuto ambire ad un posto nella nazionale di Sacchi per il mondiale in America, ma il già citato incidente ha di fatto spezzato le sue aspirazioni.

Vent’anni dopo, Gigi è un uomo di 37 anni che ha chiuso il cerchio tornando a Carmagnola, il suo paese natale nella città metropolitana di Torino, dove conduce una vita decisamente diversa.

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